L’antropologia medica “at home”: un quadro concettuale e la esperienza italiana
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Come citare

Seppilli, T. (2003). L’antropologia medica “at home”: un quadro concettuale e la esperienza italiana. AM. Rivista Della Società Italiana Di Antropologia Medica, 8(15-16). Recuperato da https://www.amantropologiamedica.unipg.it/index.php/am/article/view/160

Abstract

Medical anthropology “at home”: a conceptual framework and the Italian experience

The first part of the text (paragraphs 1.1 and 1.2) includes an in-depth analysis and the partial redefinition of the meaning of medical anthropology “at home”. The term “at home” is often used to denote the “Western” location of research practices since the majority of anthropologists have been trained and live in the West: so “at home” is the place where one lives and carries out research. In this sense, the development of medical anthropology “at home” embraces the widespread expansion of all anthropological research which no longer only focuses on “exotic” societies (or, with regards to the West, on the folkloric segments of society) but is extended to all types of civilizations including high tech civilization. Conversely, with regards to (medical) anthropology “at home”, from our standpoint there exists the opportunity to define the very condition which makes up the relation between the researcher and the subject of research: the fact that the researcher actually performs research in his/her “normal” living environment, wherever that might be. This very fact entails a number of specificities, which are examined here, and make research carried out “at home” radically different from research carried out “abroad” – in a context which is different from the habitual environment in which the researcher works – detached from the diverse ties and constraints which link a researcher to the context to which he/she belongs. The second part of the text (paragraph 1.3) underlines an issue which concerns the very basis of medical anthropology and becomes evident when anthropologists start researching biomedicine which for us Europeans means our hegemonic medicine. Indeed, an attempt is made to resolve the apparent contrast between the approach to biomedicine as a mere historical construction – one of the many medical systems produced by man explainable in terms of emic – and the knowledge that Western medicine, albeit with its “biologistic” limits, for us cannot but in a certain way be “different” since it is rooted in the scope of scientific thought which is also the basis for medical anthropology: i.e. it is rooted in the same conception of the world which provides the basis for natural sciences, anthropology and other social-historical sciences. The third part of the text (paragraph 2) is the attempt to reconstruct the prelude and the subsequent development stages of one of the “domestic” medical anthropologieswhich, going beyond the names given and the theoretical and subject matter standpointswhich were adopted from time to time over the centuries, provides evidence of continuityfrom the 17th Century until present times and has been entirely developed “at home”:Italian medical anthropology. The paper proposes an evaluation, albeit provisional, ofthe prelude and of each development stage, including a number of precise references until the present day.

L’antropologia medica “at home”: un quadro concettuale e la esperienza italiana

Nella prima parte di questo saggio (paragrafi 1.1 e 1.2) viene proposto un approfondimento e in certo senso una ridefinizione del significato di antropologia medica “at home” La specificazione “at home” è stata spesso usata per caratterizzare una ubicazione “occidentale” delle pratiche di ricerca, giacché è in Occidente che gran parte degli antropologi si è formata e vive normalmente la sua esistenza: e dunque, se vi compie ricerche, vi lavora “at home”. In questo senso lo sviluppo di una antropologia medica “at home” seguirebbe il più generale ampliamento di tutti i settori della ricerca antropologica dal solo ambito delle società “esotiche” (e, se all’interno dell’Occidente, delle sole fasce di persistenza folclorica) a qualsiasi tipo di civiltà, ivi comprese quelle ad altissima componente tecnologica. Da parte nostra si sottolinea invece, per l’antropologia (medica) “at home”, l’opportunità di una definizione riferita alla condizione stessa in cui si costituisce il rapporto fra il ricercatore e l’oggetto della sua indagine: il fatto, cioè, che il ricercatore conduca la sua ricerca nel proprio “normale” contesto di esistenza, ovunque tale contesto sia ubicato. Proprio questa condizione si caratterizza per una serie di specificità, che vengono qui esaminate, e che diversificano radicalmente una ricerca compiuta “at home” da una ricerca condotta “abroad” – in un contesto diverso da quello abituale del ricercatore – distaccata cioè dai legami di vario ordine che vincolano il ricercatore al contesto in cui è radicato. Nella seconda parte del saggio (paragrafo 1.3) viene sottolineata una questione che investe le basi stesse della antropologia medica e che in effetti si manifesta in modo evidente allorché gli antropologi pongono a oggetto della loro ricerca proprio la biomedicina, cioè, per noi Europei, la nostra medicina egemone. E si cerca di sciogliere l’apparente contrasto fra l’approccio alla biomedicina come semplice costrutto storico – uno fra i tanti sistemi medici prodotti dall’uomo e analizzabili in termini emic – e la consapevolezza che la medicina occidentale, pur con tutti i suoi limiti “biologistici”, non può non essere per noi in certo senso “diversa”, giacché si radica in qualche modo nell’orizzonte del pensiero scientifico, sul quale trova il suo fondamento la stessa antropologia medica: si radica cioè in una concezione del mondo entro cui si edificano sia le scienze naturali sia l’antropologia e le altre scienze storico-sociali. Nella terza parte del saggio (paragrafo 2) viene invece tentata una ricostruzione dei prodromi e delle successive fasi di svolgimento di una fra le antropologie mediche “nazionali” che al di là delle denominazioni via via assunte e dagli orientamenti teorici e tematici volta a volta prevalenti mostra una sua certa continuità dal XVII secolo ad oggi e si è pressoché intera mente sviluppata “at home”: la antropologia medica italiana. Dei suoi prodromi e di ciascuna delle sue fasi di sviluppo, viene qui proposta una pur provvisoria caratterizzazione, con alcuni più essenziali riferimenti puntuali, fino alla situazione odierna.

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